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Repressione al bracconaggio nel territorio del Parco

Un continuo e significativo lavoro svolto dai nostri Guardiaparco

(Jenne, 03 Marzo 2017) -

Bracconaggio: termine che indica la caccia di frodo, ovvero l'esercizio dell'attività venatoria in violazione della legge vigente.

La legge che regola la caccia è principalmente la legge nazionale 157/92, che recepisce la Direttiva comunitaria "Uccelli" e prevede una serie di divieti e obblighi a cui i cacciatori sono tenuti attenersi. A questa vanno affiancate, tra le altre, la legge sulle aree protette (394/91), sulla rete Natura 2000 (Decreto n. 184/2007 del Ministero dell'Ambiente) e le leggi di recepimento regionale.

Purtroppo, ancora oggi l'Italia è terreno di bracconaggio diffuso. Cicogne, aironi, gru, rapaci, lupi, tutte specie particolarmente protette, cadono vittima dei bracconieri, dei fucili, delle trappole, dei bocconi avvelenati.

Il territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini non è da meno e, sfortunatamente, anche qui agiscono i bracconieri ricorrendo a tecniche di caccia proibite dalla legge.

Per dare una idea di queste tecniche gli animali cacciati vengono tratti in inganno e uccisi brutalmente. I bracconieri usano i cosiddetti lacci, freni di bicicletta che diventano veri e propri cappi, le tagliole, trappole a scatto per animali di taglia più grossa, e gli archetti, trappole a scatto con cui i piccoli passeriformi muoiono dissanguati dopo ore di tortura. Per le vittime non c'è speranza: se non muoiono sul colpo, si spengono agonizzanti. Alcune arrivano a scarnificarsi nel tentativo di liberarsi dalla morsa.

Nello scorso mese di febbraio un altro crudele e insensato atto di bracconaggio ha colpito la fauna selvatica presente nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Uno stupendo esemplare di Airone cenerino (Ardea cinerea Linnaeus), frequentatore dell'alto corso del fiume Aniene nel comune di Trevi nel Lazio (Fr), è stato rinvenuto morto lungo le sponde dai Guardiaparco in servizio. La successiva lastra RX effettuata presso il Centro Recupero Fauna Selvatica della LIPU di Roma ha evidenziato che la morte è stata causata da un colpo di fucile (cinque pallini da 5 mm presenti nel corpo). Questo è l'ennesimo caso di illegalità perpetrato contro specie protette all'interno del Parco, peraltro senza nessuna ragione se non quella del gusto di uccidere che pervade qualche indole criminale presente nel tessuto sociale locale.

I Guardiaparco, che hanno avviato un'indagine sul caso, continuano ad operare a contrasto di queste illegalità effettuate da poche persone a danno della Fauna selvatica, una ricchezza collettiva considerata dalla legge patrimonio indisponibile dello Stato. Le incessanti attività antibracconaggio che il Servizio di Sorveglianza del Parco realizza da anni, hanno finora prodotto risultati significativi: circa 760 trappole di diverso tipo sequestrate e 12 persone denunciate all'Autorità Giudiziaria per attività di trappolaggio, 22 armi da fuoco sequestrate e 24 persone denunciate all'Autorità Giudiziaria per il loro utilizzo illecito, 15 esche avvelenate sequestrate e una persona denunciata, 6 persone denunciate per reati in danno di animali e per detenzione illegale di fauna selvatica. Questi risultati, frutto di una costante presenza sul territorio e della collaborazione nelle indagini di strutture pubbliche come il Laboratorio di genetica forense dell'IZS Lazio e Toscana e del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, hanno permesso una riduzione significativa dei casi di bracconaggio nell'area protetta. Tuttavia, considerando come il fenomeno continua ad esistere con impatti ecologici importanti, il Servizio di Sorveglianza dell'Ente Parco intensificherà ulteriormente  le attività di contrasto con misure sia preventive che repressive, confidando che la coscienza civica della popolazione locale possa tramutarsi in una proficua collaborazione a tutela di un bene comune, permettendo di isolare e rendere inoffensivi i responsabili di questi comportamenti criminali.

 

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