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PICCHIO Dalmantino indicatore naturale della salute e della bontà delle nostre foreste

(Jenne, 04 Maggio 2017) - La primavera inizia il 21 marzo, ci dice la tradizione e l'astronomia. In montagna forse si ha una percezione un po' diversa. Il risveglio della natura sembra lungi dall'arrivare, ma per gli uccelli montani stanziali come le cince, l'Aquila reale e l'Astore, ad esempio, non è così. Neanche per il Picchio dalmatino, un Piciforme con una distribuzione in Italia concentrata in alcune faggete dell'Appennino centrale, in particolare nei grandi Parchi Nazionali e Regionali come il PNALM ed il nostro Parco dei Monti Simbruini. Questa specie di Picchio ha un valore conservazionistico perché la sua presenza indica un buon livello di naturalità delle foreste; è inoltre protetto a livello europeo ai sensi della Direttiva Comunitaria "Uccelli" 2009/147/CE. E così avviene che i guardiaparco ed i naturalisti del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, a partire dal 2004 mettono ai piedi le ciaspole di servizio (purtroppo sempre più raramente per le scarse nevicate) e si addentrano nei boschi di faggio per stimare la specie, che tradisce la sua presenza con i tambureggiamenti spontanei sui tronchi degli alberi o stimolati da un richiamo emesso dagli operatori del Parco. Questi richiami sono effettuati negli stessi punti e nello stesso periodo dell'anno; può sembrare un lavoro monotono, ma il rigore scientifico dà i suoi frutti, perché la ripetitività del metodo è importante per eliminare errori di campionamento. Dopo 14 anni di monitoraggio della specie, forse una delle serie storiche più lunghe all'interno dei parchi regionali laziali per quanto riguarda il monitoraggio faunistico, è stata riscontrata una fluttuazione della popolazione di Picchio Dalmatino; sono cicli di curve di abbondanza spiegate dalla dipendenza dalla densità di un anno in base a quella dell'anno precedente, dagli inverni rigidi e dalle abbondanti precipitazioni e nevicate primaverili, che rischiano rispettivamente di alzare il tasso di mortalità dei giovani oppure di far fallire le covate delle coppie riproduttrici. Il Parco, in ottemperanza degli obiettivi di conservazione della biodiversità, regolamenta il prelievo di legnatico autorizzando o negando il taglio di alberi morti o marcescenti in piedi o schiantati a seguito di forti eventi meteorologici come abbondanti nevicate o trombe d'aria.  Questi alberi, spesso monumentali ma anche di piccole dimensioni, rappresentano i siti migliori per scavare il nido oppure per trovare con maggiore abbondanza le larve di insetti di cui si nutre il Picchio Dalmatino. Per questo motivo, a seguito delle normative forestali nazionali e regionali, questi alberi devono in parte rimanere a dote dei boschi al fine di permettere la vita di tutte le specie animali sensibili alla loro presenza.

foto della notizia
Picchio dorsobianco
 
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Monitoraggio Picchio Dalmantino
 
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